Fotografare senza un fine preciso, senza una meta stabilita.
Scattare in analogico per sviluppare in digitale.
In una «logica senza logica», l’immagine si stacca da qualsiasi scopo predefinito per emergere come l'esito spontaneo di un percorso aperto,
fatto di imprevisti, discontinuità e interferenze.
Qui la nitidezza e la definizione cedono il passo all'imponderabile, lasciando spazio a una sola domanda: a quale risoluzione sogniamo?
E la risposta forse è: semplicemente sogniamo.